La città del sangue (3): S. Lorenzo, S. Stefano, S. Alfonso Maria de’ Liguori, S. Luigi Gonzaga

San Lorenzo

Proveniente dalla penisola iberica, Lorenzo studiò a Saragozza con il futuro Papa Sisto e con lui si trasferì poi a Roma. Qui divenne diacono e si dedicò completamente ai poveri. Fu condannato a morte tramite graticola. A Napoli la prima reliquia di S. Lorenzo si trova proprio nella chiesa a lui dedicata, S. Lorenzo Maggiore. Si tratta di una costola e del grasso e del sangue. Si parla di una liquefazione di sangue nel 1886 e poi più niente. Un altro osso e dell’altro grasso si conservavano, invece, nel Monastero di Sant’Arcangelo a Bajano e da lì si spostarono, insieme ad un gruppo di monache, nel Monastero di Donnalbina e poi, nel XIX secolo, nella chiesa di S. Gregorio Armeno.

Santo Stefano

Stefano fu uno dei primi martiri cristiani; diacono di Gerusalemme, riuscì a convertire tanti ebrei, ma attirò su di sé le ire del Sinedrio che lo condannò alla lapidazione. Il corpo fu sepolto nel giardino di un cristiano e dimenticato finché un sacerdote, Luciano, sognò Gamaliele, compagno di Stefano, che gli indicava il luogo esatto della sepoltura di Stefano e dei suoi compagni perché li sistemasse in un luogo più consono.

Le reliquie di S. Stefano sono state sparse ai quattro angoli: arrivarono perfino a Roma e a Cartagine, dove un’ampolla con il sangue era in possesso di S. Gaudioso. Quando l’ampolla giunse a Napoli, la reliquia fu dimenticata. Ma nel 1561 fu ritrovata durante la demolizione di un altare nel monastero di S. Gaudioso e, grazie alla “ispirazione” del canonico Luciano (che invocò il nome di S. Stefano e il sangue si sciolse) si riscoprì a chi apparteneva la reliquia.

Il sangue di S. Stefano fu trasferito prima nel Monastero di S. Marta della Sapienza, poi in quello di S. Chiara, dove continuò a liquefarsi e parve essere associato alla morte della madre superiora. Il sangue era descritto come addensato in grumi scuri attaccati al vetro dell’ampolla; quando si invocava il santo e il sangue si scioglieva, i grumi si staccavano e il fluido si schiariva fino a diventare rosso vivo. Infine l’ampolla fu trasferita nella chiesa di S. Gregorio Armeno, dove si trova ancora oggi ma senza più sciogliersi.

Sant’Alfonso Maria de’ Liguori

Nato in una nobile famiglia napoletana nel 1696, fu un ragazzo molto precoce. Si iscrisse all’università a 12 anni, laureandosi a 16 in giurisprudenza e diventando un avvocato di successo. Perse una causa per colpa di diverse ingiustizie subite e, abbandonando la carriera legale, decise di prendere i voti. Divenne sacerdote a 30 anni, distinguendosi soprattutto per l’assistenza ai poveri. Inoltre, tanti sono i miracoli a lui attribuiti già in vita, tra cui anche eventi di levitazione e bilocazione.

Ma la caratteristica più appariscente consisteva nelle punizioni corporali che si auto infliggeva: portava sempre dei cilici e si frustava abitualmente con violenza, tanto che era costretto ad imbiancare spesso le pareti della sua stanza. Di lui sono rimaste numerose camicie e fazzoletti impregnati del suo sangue, ma soprattutto, due anni dopo la sua morte, il suo corpo fu esumato e, miracolosamente, se ne poté estrarre del sangue, conservato in una fiala. Il 2 agosto, in occasione della sua festa, il sangue si scioglieva sistematicamente, finché, nei giorni successivi al terremoto del 1980 che colpì la Campania, la reliquia andò persa, probabilmente trafugata da qualcuno.

San Luigi Gonzaga

Discendente della potente famiglia Gonzaga, nacque nel 1568. Come primogenito, il suo destino sarebbe stato quello di ereditare il titolo di marchese e portare avanti il nome della famiglia e per questo aveva ricevuto un’educazione militare. Invece Luigi deviò dalla strada che era stata tracciata per lui; già da bambino recitava ogni giorno le preghiere in ginocchio e aveva fatto voto di castità, rinunciando ai beni e al titolo in favore del fratello. A 17 anni entrò nella Compagnia di Gesù e morì a 23 anni aiutando gli appestati di Roma. Il suo sangue fu prima conservato nella sede dei Gesuiti a Napoli e poi nella Chiesa del Gesù Vecchio; aveva uno strano comportamento: invece di liquefarsi i

l 21 giugno, si scioglieva nei giorni prima e dopo, fino al 1950.

Gioia Nasti
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