Il periodo del Ducato

Il Ducato comprendeva un’area molto vasta: oltre all’area napoletana, si estendeva, infatti, anche alle isole di Ischia e Procida, all’agro giuglianese ed aversano, ad una parte del nolano, alla zona vesuviana, alla penisola sorrentina e a Pozzuoli. Il Duca aveva la sua sede nel Praetorium Civitatis, che fungeva anche da palazzo del governo e da Tribunale. La popolazione era di circa 30.000 abitanti ed era suddivisa in tre sostanziali classi, essendo il clero classe a parte: nobili, mediani e plebei. I nobili occupavano tutte le cariche pubbliche: amministrazione, giustizia, fisco, esercito. I mediani erano soprattutto avvocati, eruditi, letterati, piccoli proprietari e mercanti. I plebei erano gli artigiani, i contadini ed i servi.

Nel 673 Stefano II stabilì l’autonomia del Ducato solo di fatto; fu soltanto nell’840, con Sergio I e la sua dichiarazione di successione ereditaria, che il Ducato si staccò da Bisanzio anche nominalmente. Fino alla fine del I millennio, Napoli mantenne salda la sua autonomia, ora accordandosi con le popolazioni straniere (saraceni, longobardi, franchi), ora combattendo con valore per difendere la propria libertà. In questo periodo, il Ducato si estese anche fuori le mura della città e nel campo chiamato del “Morticino”, per essere stato un accampamento saraceno. Qui iniziarono a stabilirsi banchi di mercanti dando a quella zona, che oggi è Piazza Mercato, la caratteristica che tuttora la contraddistingue. Di questo periodo sono le 4 Basiliche Maggiori: S. Giorgio Maggiore, SS. Apostoli, S. Maria Maggiore e S. Giovanni Maggiore. Vanno anche menzionate le altre due Basiliche di Santa Restituta e della Stefania, i cui resti si trovano oggi sotto il Duomo, fatto costruire dagli Angioini.

Gioia Nasti
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