Partenope e le origini di Napoli

Le leggende e le notizie storiche sulla fondazione di Napoli sono intimamente legate con il mito delle Sirene, simbolo di bellezza e tentazione. Figlie di Forco e Cheto (o di Acheloo, secondo il mito di età alessandrina), erano rappresentate all’inizio uccelli con il volto di donna. Secondo Igino, Demetra le avrebbe trasformate in uccelli come castigo per non aver salvato Persefone dal rapimento di Plutone; secondo Ovidio invece furono loro stesse a chiedere ed ottenere le ali per continuare la ricerca di Persefone anche sul mare, dopo averla inutilmente cercata sulla terra.

 

Nella mitologia classica si pensava che le Sirene avessero sfidato le Muse in una gara di canto e che, sconfitte, queste ultime avessero usato le loro piume per farne una corona. Si narra che le Sirene fossero tre: Leucosia, Ligeia e Partenope. Una leggenda dice che, dopo aver fallito nel conquistare Ulisse, si gettarono in mare suicidandosi; le onde portarono il corpo di Ligeia in Calabria, a Terina, quello di Leucosia vicino Poseidonia e quello di Partenope a Napoli. Qui le tre sirene si trasformarono in isolotti; in particolare, Partenope divenne l’isolotto di Megaride, dove poi fu fondata Neapolis. Ma le leggende sulla sirena

 

Partenope sono diverse; una, ad esempio, racconta che Partenope fosse una sirena che viveva nelle acque di Baia e, amata da Ercole, avesse avuto un figlio da lui, Everrete; un’altra dice che il centauro Vesuvio, follemente innamorato di lei, avesse suscitato l’ira di Zeus che lo trasformò in vulcano, condannandolo così a guardare per sempre Partenope senza poterla mai toccare e sfogando la sua collera con eruzioni disastrose. Un’altra leggenda ancora la vuole legata al Sebeto, l’antico fiume napoletano, diventato una divinità e simbolo della città. Dall’amore tra la Sirena e il Fiume sarebbe nata Sebetide, che sarebbe diventata poi la moglie del re di Capri e quindi madre del re di Palepoli, Ebalo, divinizzando così le origini di Palepoli stessa.

Il culto di Partenope era molto sviluppato all’epoca dei greci. Ogni anno si svolgevano, in suo onore, le corse lampadiche, delle gare in cui gli atleti correvano con una fiaccola che doveva restare accesa fino all’arrivo; poi le ragazze offrivano due buoi che erano sacrificati sulla tomba della Sirena. Durante il periodo romano, il culto delle Sirene fu quasi dimenticato e, sebbene sia l’imperatore Tiberio che lo stesso Lucullo, che si fece costruire la sua meravigliosa villa proprio sul colle di Pizzofalcone, fossero affascinati da queste figure, Partenope fu “sostituita” da Virgilio nella protezione della città (il quale poi fu a sua volta soppiantato da S. Gennaro).

 

L’interesse per le Sirene ritornò in auge durante il Quattrocento, grazie soprattutto a letterati quali il Pontano e Sannazzaro. In particolare, Pontano scrisse, nel poemetto Lepidina, delle nozze tra Partenope e Sebeto, mentre Sannazzaro, nell’Arcadia, descrisse più volte Partenope stessa, diventata simbolo della città. Dal Cinquecento in poi l’aspetto di Partenope cambia: viene aggiunta una corona, spariscono le ali e, al posto degli artigli, si vede, dal bacino in giù, una doppia coda, lunga e serpentiforme. La sua importanza cresce sempre più, tanto che, a fine Settecento, dà il nome alla sfortunata Repubblica Partenopea e raggiunge il culmine dell’interesse grazie ai viaggiatori del Grand Tour. Questo interesse da parte degli stranieri suscita attenzione anche nei napoletani e, oltre alle opere letterarie dedicate a questo argomento durante il Novecento, anche la toponomastica risente di questa influenza, tanto che a Capri, ad esempio, un piccolo promontorio viene chiamato Punta delle Sirene.

 

Un’ultima curiosità che vale la pena di ricordare è il parallelismo tra Partenope e S. Lucia. Sì, sembra strano, quasi blasfemo, eppure non è altro che un ulteriore esempio di come a Napoli sacro e profano, religione e mito si mescolino e si intreccino senza problemi. Dunque, innanzitutto va detto che probabilmente il tempio dedicato a Partenope si trovava più o meno dove ora sorge la chiesa di S. Lucia, nell’omonimo quartiere. Entrambe vergini, l’analogia tocca anche il nome e l’iconografia cristiana: Partenope si riferisce all’occhio della vergine (Partenos-ops) e S. Lucia viene raffigurata con due occhi in un piatto. Inoltre, come Partenope è una divinità marina, allo stesso modo S. Lucia, presente nella zona che porta il suo nome, è protettrice di marinai e pescatori, che popolavano proprio quell’area.

Gioia Nasti
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