Napoli sotterranea (6): l’area flegrea

Nell’area flegrea si trova una cavità che, ancora una volta, è legata alla figura di Virgilio Mago: è la Crypta Neapolitana che la leggenda vuole costruita in una sola notte dal poeta bucando la collina da parte a parte grazie all’aiuto degli spiriti. La galleria, che collega Fuorigrotta a Mergellina, è lunga più di 700 metri, alta 5 metri e larga 4 metri. Non è una galleria dritta, anzi è piuttosto tortuosa. L’ingresso principale si trova nel parco Vergiliano a Piedigrotta, che ospita anche le tombe di Virgilio e Leopardi.

Realizzata da Lucio Cocceio Aucto (nonostante la leggendo di Virgilio), faceva parte della rete di infrastrutture militari che si estendeva fino al Portus Julius e a Miseno. Sempre considerata buia ed angusta, fu soggetta, durante i secoli, a diversi rifacimenti da parte di Alfonso V d’Aragona, don Pedro de Toledo, Carlo di Borbone e Giuseppe Bonaparte, fino alla chiusura per instabilità.

Oltre ad aver dato il toponimo a due quartieri (Piedigrotta e Fuorigrotta), la Crypta la avuto un ruolo importante nelle credenze e nei riti della città. Pare infatti che la grotta fosse consacrata a Priapo, dio della fertilità (è fin troppo chiava la simbologia caverna-utero) e che vi si svolgessero riti orgiastici e feste in onore di Afrodite. Inoltre, essa era orientata in modo che, durante gli equinozi, il sole fosse allineato tra i due ingressi all’alba e al tramonto, trasformando la grotta buia in una galleria inondata di luce naturale. Di qui la convinzione che, chiunque l’avesse attraversata di notte e da solo, sarebbe andato incontro ad un triste destino. I riti pagani furono sostituiti, nel corso del XVII secolo, da quelli cristiani: per contrastare il paganesimo, proprio davanti all’ingresso della Crypta fu costruita la chiesa di S. Maria di Piedigrotta.

Un’altra galleria romana si trova ai piedi della collina di Posillipo; è la cosiddetta Grotta di Seiano, che prende il nome dal ministro di Tiberio che la realizzò per servire la villa imponente di Publio Vedio Pollione. Si tratta di una galleria lunga quasi 800 metri che collega la piana di Bagnoli e Coroglio alla Gaiola, passando per la Baia di Trentaremi. Orientata in direzione est-ovest, presenta un percorso rettilineo ma con una sezione variabile in altezza e larghezza. Dalla parete sud, inoltre, si aprono tre gallerie secondarie, che forniscono aerazione e luce e che terminano con aperture a strapiombo sulla baia. Dimenticata per secoli, fu riscoperta nel XIX secolo durante i lavori per la costruzione della strada per Bagnoli e fu restaurata per volere di Ferdinando di Borbone. La galleria infine è l’unica via di accesso al Parco Sommerso della Gaiola, che racchiude parte dei resti della villa di Pollione (le sale di rappresentanza, il Teatro e l’Odeion).

Oltre la città, nei pressi del lago d’Averno, un piccolo viale porta a quello che per tutti è l’Antro della Sibilla Cumana. Realizzata probabilmente tra il VII ed il VI secolo a.C., la galleria è lunga circa 130 metri, larga 2,5 metri e alta circa 5 metri. Ha una forma trapezoidale nella parte alta, stratagemma greco antichissimo, e rettangolare in basso. Lungo la parete ovest si aprono nove aperture per illuminare l’ambiente e permettere l’aerazione, mentre sulla parete est si apre una stanza che fa accedere ad ulteriori tre ambienti usati come cisterne o luoghi di sepoltura. Qui si trova anche una piccola stanza con un sedile in pietra. Infine, l’antro termina con una sala con una volta piatta in cui si trovano tre nicchie: una serve per illuminare l’ambiente, una è a fondo cieco e la terza sembra essere un cubicolo preceduto da un vestibolo che, secondo la tradizione, era la stanza in cui abitava la Sibilla.

Gioia Nasti
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