Napoli sotterranea (4): le segrete dei castelli

Castel dell’Ovo
Tutti conoscono le storie che si nascondono sotto Castel dell’Ovo, la più famosa delle quali è senz’altro quella dell’uovo magico posto da Virgilio nelle fondamenta con l’intento di proteggere la città di Napoli. Prima villa di Lucullo, poi convento dei monaci ungheresi di S. Basilio, diventerà castello prima con Ruggero il Normanno, poi con Federico II di Svevia, infine residenza reale con Carlo I d’Angiò. Le carceri sotterranee furono tristemente famose per aver imprigionato Corradino di Svevia prima, in attesa della condanna a morte, e la regina Giovanna I poi, scomunicata per aver ospitato l’antipapa Clemente VII e imprigionata con il sospetto di essere la mandante dell’omicidio del marito Andrea d’Ungheria.

Maschio Angioino
I suoi sotterranei ancora oggi colpiscono le fantasia di tanti visitatori. Tra le aree aperte al pubblico, si ricordano gli ambienti sotto la Cappella Palatina, noti come la “fossa del coccodrillo”, dove si diceva che la regina Giovanna gettasse i suoi amanti dopo una notte di fuoco, o anche quelli noti come “prigione dei Baroni”, dove sono stati trovati resti di nobili che mostravano segni di soffocamento, inoltre, in anni recenti, nel sottosuolo è stata scoperta una necropoli bizantina con gli scheletri di cavalieri sepolti con le loro armi.

Castel Capuano
Costruito su un’antica fortezza bizantina, Castel Capuano prende il nome dalla vicina Porta Capuana, sulla strada che arrivava fino a Capua appunto. Fu costruito nel XII secolo per volere del normanno Guglielmo d’Altavilla e ampliato da Federico II e poi da Carlo d’Angiò, finché gli Aragonesi lo inglobarono nelle mura cittadine.

Chiamato Palazzo della Vicaria dopo che Don Pedro de Toledo vi riunì tutti i tribunali della città, ha continuato a svolgere questa funzione fino ai giorni nostri. Sarà stato forse per queste funzioni giudiziarie, o perché nelle sue prigioni vi passarono personaggi famosi che le descrissero come luogo buio e di sofferenza (come d’altronde qualsiasi prigione), Castel Capuano ha la fama di luogo tetro e disperato. Una menzione particolare va alla cosiddetta “Fossa del Panaro”, un imbuto sotterraneo di massima sicurezza in cui fu rinchiusa anche Eleonora Pimentel Fonseca, una delle eroine sfortunate della Repubblica Partenopea del 1799.

Castello del Carmine
È il castello meno conosciuto di Napoli, nei press di Piazza Mercato. Qui Carlo III di Durazzo volle far costruire un forte per tenere a bada il popolino che affollava la zona. Il castello fu spesso al centro di lotte sanguinose e una leggenda narra che, durante l’assedio di Alfonso I d’Aragona, un colpo di cannone fu sparato da una bombarda aragonese posizionata sulle rive del Sebeto ed entrò nella chiesa del Carmine. La testa del Gesù Crocifisso ligneo, che si trovava sulla traiettoria, per evitare la palla di cannone, si abbassò e il colpo si conficcò in una porta. Il castello fu trasformato in prigione e nelle sue carceri sotterranee furono imprigionati molti dei protagonisti della rivolta giacobina. Oggi, invece, è rimasta solo una torre circondata dal caos.

Castel S. Elmo
Il castello che si staglia sulla collina di San Martino sembra dominare l’intera città. Al di sotto della fortezza, due cisterne enormi in grado di approvvigionare la guarnigione stanziata lì con le famiglie. Ma sui sotterranei di Castel S. Elmo sono state costruite diverse leggende, la più nota delle quali è quella che afferma che ci fossero dei collegamenti segreti con gli altri castelli della città ed uno che addirittura conducesse a Palazzo Reale. Su questi sotterranei, come per gli altri castelli, si sono aggiunte storie su spiriti vaganti in cerca di vendetta.

Gioia Nasti
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