Napoli sotterranea (1): Il centro storico

 

 

 

 

 

 

 

 

Come tante altre grandi città soprattutto europee, chi visita Napoli non può dire di averla conosciuta a fondo senza averne esplorato il fondo. No, non è solo un gioco di parole. Alla “città di sopra”, infatti, corrisponde una “città di sotto”, altrettanto bella, interessante e millenaria, le cui origini risalgono, come per la “città di sopra”, alla fondazione greca di Palepoli prima e Neapolis poi. Milioni di metri cubi di vuoto si aprono al di sotto della pavimentazione stradale, in cui, nelle varie epoche storiche, gli abitanti hanno lasciato i segni della loro presenza: ipogei e cave greche, acquedotti, cisterne e mura romane, catacombe paleocristiane, cunicoli e gallerie medievali, passaggi segreti borbonici, prigioni e segrete sette/ottocentesche, ricoveri antiaerei durante la seconda guerra mondiale. Gli speleologi che hanno scoperto le caverne durante i decenni affermano che si tratti circa di un terzo di tutte quelle esistenti, alcune delle quali sono state purtroppo sommerse da detriti, rifiuti e perfino calcestruzzo.

L’ingresso più noto, ma non il solo, al sottosuolo napoletano è di certo quello di Piazza S. Gaetano; qui, in un locale adiacente la chiesa, una scalinata di 170 gradini permette, a chi lo desidera, di scendere a ben 40 metri di profondità e di passeggiare al di sotto del centro storico, attraversando Via S. Gregorio Armeno fino quasi a Porta San Gennaro. Il percorso si snoda tra cunicoli e cisterne e passa anche in corrispondenza del teatro di Neapolis, che vide in scena nientemeno che gli imperatori Claudio e Nerone e che poteva ospitare fino a 8000 spettatori. Del teatro però è possibile vedere solo una parte entrando in un basso di Vico Cinquesanti e, sotto un letto, scendendo nel sottosuolo attraverso una botola! Seguire questo percorso significa viaggiare nel tempo, un viaggio lungo circa 2400 anni, dall’epoca greca, con i suoi acquedotti e le sue cave, fino ai ricoveri antiaerei della seconda guerra mondiale, passando per ambienti particolari come il Museo della Guerra, gli orti ipogei, la stazione sismica. In particolare, gli orti ipogei sono il frutto di una sperimentazione in ambiente apparentemente ostile ma anche al riparo da piogge acide e microrganismi dannosi. Vi si coltivano basilico, prezzemolo, rosmarino, goji, fragole, melograno; gli orti sono aperti non solo a turisti e studenti, ma anche a botanici e ricercatori.

Poco distante dall’ingresso di piazza S. Gaetano si trova un altro accesso alla “città di sotto”: la Basilica di S. Lorenzo Maggiore. Questa volta non si tratta di acquedotti e cisterne, ma di resti archeologici della città romana così come era più di 2000 anni fa. Tra questi è possibile ammirare i blocchi di piperno del cardine romano e anche l’antico Aerarium, il tesoro pubblico della città, mentre sotto il basolato ancora si riescono a riconoscere le fogne di epoca romana costruite riutilizzando quelle greche precedenti.

La strada è inoltre piena di botteghe, in una delle quali gli archeologi hanno trovato degli scheletri. Sotto il pavimento di quella stessa bottega è stato trovato un muro greco del IV secolo a.C. Tutte queste botteghe e la strada che la attraversava furono abbandonate a causa di una colata di fango provocata da un’eruzione del Vesuvio. Dopo molto tempo, sulla colata di fango furono poste le fondamenta della Basilica di S. Lorenzo Maggiore.

Gioia Nasti
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