La Chiesa di San Lorenzo Maggiore

Su di un’area già occupata, in età romana, da un mercato coperto (macellum) e poi caduta in abbandono, fu innalzata una basilica paleocristiana voluta dal vescovo Giovanni II (533-555) e dedicata al protomartire Stefano. Qui si insediò la prima comunità francescana, a Napoli dal 1234, grazie alla donazione da parte del vescovo Giovanni d’Aversa. Dopo la venuta degli  Angioini, subentrati agli Svevi, i Francescani sfruttarono l’ondata di costruzioni voluta dai nuovi regnanti. Verso il 1270, grazie ai finanziamenti di Carlo I, iniziarono i lavori per la nuova chiesa, molto più grande della precedente e totalmente concepita secondo lo stile gotico francese.
La parte absidale ne è una dimostrazione e testimonia una pressione da parte della corte angioina che oltrepassava le scelte puramente stilistiche e esprimeva un’esigenza di affermazione e giustificazione politiche. Il passaggio dalla zona absidale al transetto e alla navata, costruite secondo un gotico tipicamente italianizzato (pareti ampie, navata unica, copertura lignea) marca un crescente distacco dei Francescani dalla corte ed un’accresciuta libertà di espressione, segno di una più forte autonomia e di una maggiore rispondenza alle tipologie delle principali chiese dell’Ordine.
Nei secoli successivi la chiesa fu spesso ristrutturata e modificata, anche in seguito ai numerosi terremoti che colpirono la città durante i secoli. Dalla metà del Cinquecento, in piena Controriforma, e per almeno due secoli, i cambiamenti furono davvero radicali, tanto che cancellarono del tutto l’aspetto gotico primitivo, sostituendolo con sovrastrutture barocche. Una progressiva decadenza durante il XIX secolo, la cacciata stessa dei Francescani nel 1866 e la chiusura dell’edificio nel 1905, hanno riportato S. Lorenzo agli antichi splendori grazie a lunghissimi lavori di restauro.

L’importanza della chiesa è enorme per il patrimonio artistico e storico che ospita. Il Sepolcro di Caterina d’Austria, ad esempio, dedicato alla moglie di Carlo, duca di Calabria, testimonia l’attività napoletana del grande scultore senese Tino di Camaino. Un altro esempio era la pala sull’altare, ora al Museo di Capodimonte, raffigurante l’ordinazione di Ludovico d’Angiò, futuro vescovo di Tolosa, opera di Simone Martini. Ricordiamo ancora il Polittico per la famiglia Rocco di Colantonio, maestro di Antonello da Messina e l’altare maggiore di Giovanni da Nola, massimo scultore napoletano del Cinquecento.
La Chiesa, però, ha un’enorme importanza anche da punto di vista storico. Nel Refettorio re Alfonso d’Aragona organizzò la cerimonia d’investitura per il figlio naturale Ferdinando e nella stessa sala l’imperatore Carlo V promulgò i capitoli di Privilegi per la città ed il Regno. Qui Giovanni Boccaccio conobbe Fiammetta il Sabato Santo del 1336, Francesco Petrarca fu ospite dei Francescani tra l’ottobre ed il dicembre del 1343, trovarono sede alcune accademie letterarie frequentate, tra gli altri, da Giovan Battista Marino e Giovan Battista Vico e, infine, il generale Championnet nel 1799 proclamò la sfortunata Repubblica Napoletana.

Gli scavi
Gli scavi che si trovano sotto la chiesa di S. Lorenzo Maggiore si estendono per un tratto abbastanza vasto e corrispondono ad una parte dell’antica area commerciale. L’agorà di periodo greco, ma anche il foro romano, occupavano un’area, da nord a sud, che andava dalla via Pisanelli alla via S. Biagio dei Librai attuali e, da ovest ad est, da vico Purgatorio ad Arco a vico Giganti. Gli scavi mostrano una stratificazione piuttosto complessa ma che può far leggere chiaramente le epoche succedutesi. Si possono vedere le strutture più antiche, probabilmente del IV secolo a.C. e quindi greche, con delle fondamenta in tufo su cui si poggia poi tutto un complesso che risale al I secolo d.C. e quindi in pieno periodo imperiale. Questa parte è stata identificata con il Macellum, cioè il mercato alimentare di epoca romana, in parte coperto, il cui ingresso principale è sull’attuale via Tribunali.
La struttura originaria era probabilmente formata da un grande porticato quadrangolare dove si affacciavano, dai quattro lati del perimetro, le botteghe, mentre al centro di un’area scoperta si trovava una struttura circolare, il cui basamento è ancora visibile nel chiostro del convento annesso. Tutta la struttura del Macellum era organizzato a terrazzamenti, poiché il terreno presentava un pendio molto forte in direzione nord-sud. Un altro edificio presente è stato identificato come Erario, dove veniva conservato il tesoro della città, mentre è tuttora visibile una strada, sulla quale si affacciavano altre botteghe, che è in allineamento con l’attuale vico Giganti. Questa zona purtroppo fu poi abbandonata già a partire dal V secolo, a causa di un’alluvione che cancellò tanto le strade quanto le botteghe che vi si aprivano. Una certa ripresa ci fu soltanto nell’alto Medioevo con la costruzione, sopra quei resti, della basilica cristiana dedicata al protomartire S. Lorenzo, fortemente voluta dal vescovo Giovanni II nella metà dei VI secolo d.C.

Gioia Nasti
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