La caccavella, non solo una pentola

Rigorosamente di creta e con i manici, la caccavella era la pentola dedicata alla cottura del ragù o dei fagioli, di misura inferiore al più grande caccavo, solitamente in rame. La caccavella, vanto degli artigiani di Sessa Aurunca, aveva una forma panciuta e bassa e, con tale sfumatura, fu estesa anche a donne basse e corpulente con in testa bizzarri cappellini, posti di sghimbescio; significato lato della mitica caccavella è quello che si suole anche dare a qualsiasi meccanismo che non funzioni, come un’auto o un orologio.
Della caccavella è stato anche fatto un uso particolare, cioè quello musicale; il putipù, infatti, altro non è che una caccavella sulla quale viene posta una pelle d’asino tesa e seccata e nel cui centro viene fatto sfregare con le mani un bastoncino che emette un suono cupo e basso, tipico accompagnamento della tarantella.
L’etimologia di questo termine è sicuramente greca: esso proviene, infatti, da càccabos, che significa proprio “pentola”, con la trasformazione della “b” in “v”, come in molti altri termini del dialetto napoletano.

Gioia Nasti
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