Il presepe napoletano

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il presepe nei secoli
Il Natale e l’Epifania hanno da sempre influenzato l’immaginazione popolare ed hanno ispirato una serie di raffigurazioni fin dagli inizi del Cristianesimo. A Napoli, il secolo d’oro del presepe fu il XVIII secolo. La fabbricazione dei pastori e dell’ambiente per accoglierli divenne una vera e propria arte, a cui partecipavano, come dilettanti, i borghesi, la nobiltà e perfino il re.

Fu nel Quattrocento che la costruzione del presepe e dei pastori iniziò ad interessare l’Italia meridionale; del 1478 è infatti il presepe di Pietro e Giovanni Alemanno per la chiesa di S. Giovanni a Carbonara. Delle figure di questo presepe, quasi a grandezza naturale, restano soltanto 19 statue policrome, ricche nelle vesti, ma essenziali negli accessori, come per voler quasi concentrare tutta l’attenzione solo sull’evento sacro che si svolge in quel momento. Nel Cinquecento cominciano a fare la loro apparizione piccole figure accessorie: il paesaggio più definito, la presenza degli animali. Le statuine hanno dimensioni più piccole e cominciano ad essere costruite anche in cartapesta oppure in legno, ma snodabili alle articolazioni e con veri e propri panneggi.

Il Settecento vide la nascita di un personaggio particolare, il figurinaio, cioè colui che creava le statuine per il presepe; il masso (cioè l’insieme del paesaggio del presepe) comincia ad accogliere nuovi elementi: capanne, torrenti, fiumi, cascate, botteghe. L’accezione “pastore” ora indica qualsiasi personaggio presente nel presepe, tranne che per i Re Magi. I pastori di legno verranno sempre più sostituiti da figure con il corpo in stoppa e lo scheletro in fil di ferro. In legno rimarranno soltanto gli arti. È questo il periodo anche dell’apparizione dei primi bottegai che si muovono: gli zampognari, l’oste che offre il vino, i suoi ospiti che giocano a carte.

 

 

 

 

 

 

 

 

Il presepe mostra una costante nella sua realizzazione: la struttura narrativa è sempre uguale. Le scene principali sono tre: la nascita di Gesù nella stalla, l’annuncio della nascita ad opera di un angelo che sveglia i pastori che stanno dormendo, lo sfondo della taverna dove mangiano gli avventori. La parte della taverna era quella con cui ci si poteva sbizzarrire più facilmente, mentre le variazioni nelle altre due scene erano limitate ad un inserimento di qualche elemento archeologico, per sottolineare il passaggio dal paganesimo al cristianesimo. Il pastore viene ormai costruito con il corpo in stoppa e lo scheletro in fil di ferro; la testa è di terracotta e gli occhi di vetro dipinto. I vestiti dei pastori erano solitamente confezionati da sarti, suore e nobildonne; in seguito, il confezionamento del pastore fu completamente affidato ai figurinai; essi pensavano al corpo del pastore, le loro mogli e figlie ai vestiti: il prodotto usciva quindi completo dalla bottega. Molto diffusi gli animali, anche esotici: dromedari, leoni, pappagalli, scimmie; facevano parte del corteo dei Re Magi e rappresentavano la cultura diversa da quella del Regno di Napoli. Numerose anche le cosiddette “nature morte”: strumenti di lavoro dei bottegai, ceste di frutta e verdura, pane, fiaschi di vino nell’osteria.

La “lettura” del presepe napoletano va effettuata in base a diverse caratteristiche; esso è infatti, allo stesso tempo, in relazione non soltanto con la tradizione popolare, ma anche con un simbolismo che pervade ogni figura presente. Già la Natività in sé si ricopre di numerosi simboli: il 25 dicembre nel calendario Giuliano veniva considerato il giorno della nascita del sole (ma anche di Mitra), perché da quella data i giorni cominciavano ad allungarsi. I Vangeli non dicono nulla di preciso sulla data della nascita di Gesù e la Chiesa primitiva non usava celebrarla; furono i Padri della Chiesa a far coincidere la nascita di Gesù con quella del sole per la carica simbolica che la festa possedeva, uniformando le due nascite al 25 dicembre.

Il simbolismo nel presepe
Il paesaggio
Forti simboli sono presenti nelle scene e negli sfondi presenti sul masso presepiale. La Grotta, per esempio, si trova al centro e nella parte più bassa; ad essa si accede per sentieri scoscesi che dall’alto delle montagne conducono a valle, segno di una discesa verso il mondo sotterraneo in cui si potrà partecipare alla nascita del nuovo sole. La Grotta si pone quindi come un confine molto labile tra oscurità e luce, ma anche qualcosa di magico, se si pensa alla grotta della Sibilla Cumana o a quella che, secondo alcune credenze popolari, Virgilio, dotato di poteri soprannaturali, costruì in una notte per collegare Pozzuoli con i paesi circostanti.

L’acqua è un altro elemento carico di significati simbolici; nel presepe troviamo il fiume, segno del tempo che passa, ma anche simbolo della nascita e della morte, della purificazione, del confine tra vivi e morti, il pozzo, anch’esso collegamento tra la superficie ed il mondo sotterraneo, e la fontana, altro elemento magico, spesso teatro di apparizioni o incontri amorosi.

L’osteria rappresenta un luogo spesso connesso al pericolo del viaggio; Giuseppe e Maria non vi troveranno alloggio e saranno costretti ad accontentarsi della stalla. Ma l’osteria è anche la rappresentazione più esplicita del mangiare, che si contrappone alla vita spirituale, per questo posta immediatamente accanto alla grotta. L’osteria rappresenta anche il presagio dell’Ultima Cena e del tradimento di Giuda; qui fanno bella mostra di sé salsicce, carni fresche, prosciutti, caciocavalli, fiaschi di vino, pasta.

Accanto all’osteria si trova spesso il forno, con i suoi sacchi di farina, le ceste piene di pane, le fascine. Il pane è il simbolo di Gesù. Il mulino invece rappresenta il trascorrere della vita, con la sua ruota, mentre la macina rappresenta la morte ma anche la purezza.

Il ponte è un’altra costante del presepe; esso rappresenta il passaggio, l’iniziazione, da un modo di vivere ad un altro. Il ponte è anche il simbolo del viaggio, del pellegrinaggio. La stella cometa è l’elemento più caratteristico del presepe. Le stelle comete, da sempre, sono state presagi di sventure ed hanno evocato paure e superstizioni. Poiché la nascita di Gesù porta grandi contraddizioni, la stella cometa inizia ad assumere anche un incontro tra opposizioni.

I personaggi

Il pastore che dorme, comunemente chiamato Benino o Benito, è un personaggio molto comune. È un chiaro riferimento a ciò che è scritto nel Vangelo a proposito dell’annuncio ai pastori che dormivano, ma soprattutto è l’emblema del momento in cui si passa dall’adolescenza all’età adulta, momento segnato, nelle tradizioni primitive, dal rito di iniziazione, appunto caratterizzato dal sonno. Il suo risveglio è, invece, il simbolo del risveglio alla nuova vita, cioè quella che Dio ci regala con la nascita del proprio Figlio.

La donna con il bambino è presente in tutti i presepi, soprattutto accanto alla grotta; una leggenda popolare narra che una vergine di nome Stefania volle recarsi alla stalla, ma poiché gli angeli non facevano avvicinare le donne non sposate, essa prese una pietra e l’avvolse in fasce come se fosse un bambino, riuscendo così ad avvicinarsi alla grotta. La pietra starnutì trasformandosi in un bambino, che fu chiamato Stefano. La donna con il bambino rappresenta il popolo napoletano seguito dai suoi numerosi figli. Qualche volta accanto ad una fontana, ma comunque sempre lontana dalla grotta, c’è anche la zingara, che ricorda le sibille o le profetesse del paganesimo; essa porta con sé in un cesto degli arnesi di ferro, che sono presagio della crocifissione. Altro personaggio comune è la lavandaia, figura purificatrice, associata alla Vergine e alla morte.

I Re Magi sono il viaggio del sole nella notte per assistere alla nascita del Sole/Gesù. Inoltre, essi arrivano da Oriente, cioè da dove nasce il sole; anche i loro cavalli, bianco, baio e nero, rappresentano le varie fasi solari: l’aurora, il mezzogiorno e la notte. I Vangeli apocrifi si dicono che i Magi sono tre e ci dicono anche i loro nomi: Gaspare, re dell’Arabia,, Melchiorre, re della Persia, e Baldassarre, re dell’India. La ricchezza dei Re Magi dà spunto alla ricchezza delle stoffe con cui verranno abbigliati i pastori che li raffigurano e rappresentano anche tutto il loro seguito.

Sul presepe napoletano sono presenti anche gli esseri soprannaturali. La convinzione della presenza di esseri demoniaci nel tempo di Natale è confermata dalla credenza che chi nasce nella notte del 24 dicembre è destinato a diventare lupo mannaro se uomo e strega se donna. Questo perché in quella notte unica, nel momento della nascita del Signore, chi osava “imitarlo” nascendo nello stesso giorno doveva essere in qualche modo “punito” diversificandolo da Dio. Sul presepe, come figure demoniache, troviamo, in prima istanza, Pulcinella, demoniaco sia perché nato grazie all’opera delle streghe alle pendici del Vesuvio (ritenuto luogo di incontro tra il mondo terreno e gli inferi), sia per il suo aspetto strano. Altre figure demoniache sono l’ubriaco, l’oste ed il macellaio. Il soprannaturale è poi anche simboleggiato dalla presenza delle cosiddette anime pezzentelle, cioè le anime del Purgatorio che chiedono preghiere e suffragi a chi è rimasto sulla terra.

Gioia Nasti
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