Castel Capuano, fortezza e prigione

Chiamato così perché a poca distanza dalla porta Capuana, cioè la porta che si apriva sulla strada che conduceva a Capua, Castel Capuano fu voluto da Guglielmo I il Malo, figlio di Ruggiero il Normanno, e fu completato nel 1154. Si tratta del castello più antico della città e, per tanti secoli, anche quello in cui si svolsero tante vicende umane della città di Partenope. Lungo tutto il regno normanno il suo ruolo fu quello di reggia fortificata per poi divenire, con la dominazione sveva, un vero e proprio castello sontuoso ed elegante, voluto fortemente da Federico II. Divenne quindi, sotto gli angioini che abitavano al Maschio Angioino, una sorta di “dépendance” per illustri ospiti reali e luogo di feste e celebrazioni, per poi ritornare alla sua funzione primaria con Ladislao di Durazzo. Durante il vicereame di Pedro de Toledo, il castello ebbe prevalentemente funzione di corte di giustizia ed i sotterranei di carcere, “corredato” di camera di tortura. E da allora questa funzione è rimasta tale, finché, da qualche anno, non si è spostato il Palazzo di Giustizia al Centro Direzionale, sebbene alcune sezioni siano ancora lì. Pedro de Toledo voleva mettere ordine nelle pratiche giudiziarie e scelse proprio quel castello per porvi sede giudiziaria poiché esso si trovava nel luogo in cui confluivano tutte le principali vie della città, da una parte, e quelle provenienti dalla zona costiera e dalle province interne, dall’altra, grazie a Porta Capuana. In questo castello quindi furono riunite la Gran Corte della Vicaria, per le cause civili e penali, il Sacro Regio Consiglio, che si occupava delle cause civili di prima istanza, la Regia Camera della Sommaria, che si occupava dei crimini finanziari e fiscali, il Tribunale della Zecca ed il Tribunale della Bagliva. Al nome di Castel Capuano sono legati anche molti notissimi avvocati quali Bartolomeo di Capua e Andrea d’Isernia, Giovanni Porzio, Enrico Pessina, Emanuele Gianturco, Enrico De Nicola.

L’ingresso principale porta le insegne del re di Spagna Carlo V, affiancate da una lapide che ne spiega i motivi della ristrutturazione. Vi si accede tramite un corridoio piuttosto ampio, con copertura a volta che sfocia in un cortile con porticati. Da qui, si passa, grazie ad uno scalone, al primo piano, dove si trovano la Cappella della Sommaria ed il Salone della Corte d’Appello. La cappella ha una pianta quadrata, con volta e pareti in stucco; qui è possibile ancora oggi ammirare i dipinti attribuiti a Pedro de Ruviales, mentre nel Salone si possono ammirare gli affreschi che raffigurano le province di Napoli. Nel 1858, durante gli scavi per la ristrutturazione del castello, furono ritrovate delle iscrizioni su lapide, che confermerebbero la teoria secondo la quale in quei luoghi esistevano già, in epoca romana, degli edifici pubblici. Tra le altre cose, furono portate alla luce anche delle tombe contenenti vasi di terracotta ed iscrizioni latine su lapide. Altre tombe videro la luce durante ulteriori scavi effettuati all’inizio del XX secolo. Sulla parte posteriore del castello è possibile ancora oggi vedere la fontana del Formiello, così detta perché alimentata dalle acque dell’omonimo acquedotto; la fontana fu costruita agli inizi del Quattrocento come abbeveratoio per cavalli e fu poi restaurata nel 1853 per volere del viceré Pedro d’Aragona, che vi fece porre gli stemmi suo e del re Filippo IV di Spagna.

Gioia Nasti
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